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01 - Il Borgo Antico di Grottammare PDF PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristina Petrelli   
 

 

Si racconta che nelle notti buie, senza luna, in tempi ormai lontani, i pirati si portavano a riva per tentare depredazioni e saccheggi. Scorrerie con epiloghi sanguinosi che terminavano con prigionieri, di solito donne e bambini, portati via per essere venduti negli harem orientali o finire schiavi. Di una di queste, in particolare, resta memoria e testimonianza.

Panorama di Grottammare

Quando, nel 1525, i pirati di Dulcigno, piccolo borgo situato nell'attuale Montenegro, riuscirono a penetrare nelle mura rapendo Esmeralda, la bionda figlia del campanaro che, diventata sposa del Sultano, lo convertì facendo poi ritorno a Grottammare. In bilico fra leggenda e storia, questi episodi si susseguono nelle cronache  dalla seconda metà del 1400, proseguendo per secoli, fino a giungere addirittura all'Ottocento. E l'arrivo del nemico dal mare, fu uno dei motivi che spinse alla fortificazione del borgo, insieme alle alterne vicende che si accompagnarono alla contesa di Grottammare, sottoposta alla città di Fermo a partire dal 1214.
L'antico borgo era collocato sul colle per sfruttarne la conformazione come elemento difensivo: abitazioni e strade seguono il terreno e individuano nella sommità il punto di massima resistenza. L'imponente mole del Castello, ancor oggi visibile, dominava dall'alto questo piccolo gruppo di case addossate alla collina e a picco sul mare, che fino alla metà del 1600 giungeva all'attuale Statale Adriatica.
La nostra passeggiata, vuole iniziare da questa piccola piazzetta acciottolata, dalla forma irregolare, che risulta la zona più facilmente raggiungibile sia che si arrivi in macchina, lasciandola nel vicino parcheggio, sia che si voglia percorrere a piedi la strada che collega i quartieri più recenti di Grottammare a questo nucleo più antico. La piazza, come un balcone, offre un punto di vista privilegiato da dove notiamo, guardando verso sud, il profilo del porto di San Benedetto del Tronto. Da qui lo sguardo è libero di spaziare in lontananza, di perdersi all'orizzonte dove il mare e il cielo si confondono, per poi tornare a posarsi sulle costruzioni limitrofe. Oltre la cinta di mura che delimitano l'ampio giardino sulla destra, troviamo la sagoma compatta e armoniosa dell'ottocentesco Palazzetto Ottaviani e di fronte la cinquecentesca Chiesa di Sant'Agostino. Si tramanda che, nell'adiacente Convento, abbia soggiornato Lutero  quando, ancora appartenente alla Chiesa, era in viaggio verso Roma. Un episodio che, al momento della scomunica, venne punito con l'ordine di mozzare la torre della chiesa.
Procedendo verso il paese, soffermiamoci nel largo Palmaroli contornato da case  databili dal tardo Settecento al Novecento. Sulla destra notiamo un edificio contraddistinto da uno stemma inserito nella balaustra del balcone ad angolo, mentre sul lato di sinistra notiamo le facciate di due palazzetti: il primo, nelle forme di un elegante neoclassicismo, apparteneva alla nobile famiglia fermana dei Paccaroni.
Largo Palmaroli è essenzialmente un spazio che accoglie il visitatore e che in questo conserva intatta l'antica identità. Qui sorgeva la  Porta Maggiore e nonostante la sua distruzione all'inizio del XX secolo resta accesso principale del paese. Guardando indietro, verso la strada percorsa, noteremo la grande struttura dell'Ospedale, ormai in disuso, ma attivo fino agli anni Settanta del Novecento. Esso conserva ancora, sopra il portale dell'antica farmacia, il caduceo, simbolo del Dio greco della medicina. Più oltre si stende un viale alberato con villette, chiamato La Cagliata, che si ricongiunge alla strada provinciale Cuprense diretta a Ripatransone. Ma, lasciandoci alle spalle il suggestivo panorama, torniamo all'ingresso del paese. La via San Giovanni, che si apre davanti, è delimitata da profili di edifici e, appena all'inizio, sulla sinistra, ospita un bell'arco ogivale dalla ghiera in terracotta decorata, databile tra il tardo trecento e l'inizio del secolo successivo. Il Palazzo dei Conti Palmaroli, famiglia originaria di Fermo, occupa quasi interamente il fianco destro della via, ed è caratterizzato dal grande portale in travertino. La via termina con l'edificio della chiesa di San Giovanni la cui facciata costituisce un lato di piazza Peretti, cuore dell'antico borgo.

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